“With these rules, we want to stand up for human rights and lead the green transition. We can no longer turn a blind eye on what happens down our value chains. We need a shift in our economic model”: con queste parole Didier Reynders, commissario europeo della giustizia nella Commissione Von der Leyen, ha accompagnato l’adozione, nella giornata di giovedì 24 febbraio 2022, della proposta di direttiva sulla due diligence ambientale e dei diritti umani (HREDD, Human Rights and Enviromental Due Diligence).
Sebbene il progetto di direttiva rimanga soggetto all’approvazione del Parlamento Europeo e del Consiglio, il messaggio che arriva dall’Europa è chiaro: le società interessate (europee ed extraeuropee, aventi i requisiti richiesti in termini di fatturato e dipendenti) dovranno inserire nelle loro policies il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, al fine di identificare, valutare e mitigare l’impatto negativo del loro operato in tali ambiti.
Obblighi concreti ricadranno sugli stessi amministratori, chiamati a sorvegliare attivamente la compliance delle proprie società rispetto ai nuovi principi. Gli Stati Membri, inoltre, saranno chiamati a istituire Autorità dedicate, aventi il compito di monitorare il rispetto della Direttiva e di imporre eventuali sanzioni.
Le aziende interessate dovrebbero giocare d’anticipo, adoperandosi non solo per conformarsi agli imminenti obblighi legali, ma anche per rispondere alle crescenti aspettative degli stakeholder in ambito di diritti umani e sviluppo sostenibile.






